Caravaggio 2025, capolavori da tutto il mondo ecco la mostra

Fino al 6 luglio, alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini, la mostra- evento promette di raccontare in 24 quadri più un dipinto a parete tutto quello che non avete ancora osato capire e chiedere del genio lombardo, nato a Milano – la famiglia era di Caravaggio – e divenuto “l’altro Michelangelo” dell’arte. Tra opere c’è anche Ecce homo, una delle sue tele riscoperta solo nel 2021 e per la prima volta visibile in Italia. Organizzata con il sostegno del ministero della Cultura e di Intesa san Paolo, “Epocale, faraonica, non replicabile”, così ha definito la mostra Clement Thomas Salomon, direttore di palazzo Barberini. Le opere esposte arrivano in primis da tutta Italia, Napoli, Milano e Firenze, ma anche da Stati Uniti, Spagna ed Irlanda, con prestiti che i curatori hanno definito “Vere estradizioni”, per far comprendere quanto – in un solo anno di preparazione – sia stato complicato, ma anche prezioso il lavoro di diplomazia e relazioni fra musei e collezioni private. Curatrici della mostra sono Maria Cristina Terzaghi, dell’Università di Roma Tre a cui si deve grossa parte dell’attribuzione a Caravaggio  della tela Ecce Homo, in prima assoluta, e Francesca Cappelletti che, come direttrice della Galleria Borghese, è custode di sei capolavori che Merisi dipinse per il cardinale Scipione Borghese. Siamo abituati a vederli nella sala del Sileno che affaccia sui celebri giardini, ma tre di loro, per questi quattro mesi, hanno traslocato dalla “villa” in via delle Quattro Fontane. Sono il Bacchino malato, fra le prime opere ad aprire il percorso, David e Golia e un San Giovanni: perché questa è innanzitutto una mostra di dialogo e così queste tele si confrontano con altri quadri che “giocano” in casa e che già si trovavano a Palazzo Barberini: sono il Narciso, cui spettano gli onori di casa nella prima sala, un San Francesco e Giuditta ed Oloferne, scelta come icona dell’intera mostra e al centro, nella seconda sala, di un “ricongiungimento” mai tentato prima, fra tele di argomento diversissimo, per cui Caravaggio, però, scelse la stessa modella. Fra collezioni private, pubbliche, nazionali ed estere questa mostra promette record e nuove verità scientifiche. Caravaggio è sempre una buona idea, fin da quando Roberto Longhi, uno dei massimi studiosi del Merisi, ne rilanciò fama e meriti dopo secoli di oblio. Da allora fu sempre vera gloria e non è solo marketing: l’ultima grande mostra a palazzo Reale a Milano risale al 2017 ed ebbe il pregio pre-pandemico di passare letteralmente ai raggi X alcuni capolavori per apprezzare pentimenti d’artista e work in progress dei quadri. A palazzo Barberini, però, la parola è solo e soltanto quella di Caravaggio. corriere.it