Niente alcol a Capodanno, il Comune vieta la somministrazione ma non i botti

Alcol vietato ma botti liberi. Nella notte di San Silvestro milanese c’è il paradosso dei divieti. È stato più facile bloccare la vendita di alcol da asporto in tre quarti della città (la cerchia della filovia 90-91) che vietare botti, petardi e fuochi d’artificio (come invece accade in gran parte delle altre grandi città italiane). Dalle 18 di oggi, 31 dicembre, alle 6 di mattina del primo giorno dell’anno scatterà lo stop alla vendita di bevande alcoliche previsto dall’ordinanza voluta dal neo prefetto Claudio Sgaraglia e firmata nei giorni scorsi dal sindaco Beppe Sala. Nell’area compresa nella circonvallazione esterna si potrà bere solo nei locali e sarà vietato acquistare alcolici da asporto, eccezion fatta per le bevande alla spina consentite solo nei bicchieri di plastica. Ma il divieto riguarda anche supermercati e negozi che quindi non potranno vendere nulla di alcolico. L’obiettivo dichiarato è limitare al massimo situazioni di rischio come avvenuto in passato con gruppi di ubriachi in piazza e «lanci di bottiglie» nella folla durante i festeggiamenti per il nuovo anno. A proposito di piazze, stasera niente appuntamento in Duomo. Milano – ufficialmente causa austerity – ha deciso di non organizzare eventi pubblici per salutare l’arrivo del 2024. Dietro la decisione c’è però anche dell’altro. E ha a che fare con la gestione della sicurezza. Gli abusi sessuali di gruppo del Capodanno 2022 pesano ancora e sono un precedente che non si vuole ripetere. L’area di piazza Duomo, un tempo simbolo delle manifestazioni pubbliche in città, è ormai considerata inadeguata per ospitare eventi «liberi», ossia senza un preciso orientamento sui numeri della partecipazione o biglietti nominali. Perché le nuove norme introdotte dal decreto Gabrielli a seguito del caso di piazza San Carlo a Torino prevedono un piano molto rigido di vie di fuga e capienze degli spazi. In passato eventi simili sono stati anche oggetto di risse e rapine tra giovanissimi, specie dell’area intorno alla piazza, con la folla che finisce per fare da calamita a gruppi di piccoli criminali. Anche se non sono organizzati concerti o eventi, in piazza (meteo permettendo) è previsto l’arrivo spontaneo di qualche migliaio di persone. Per questo il questore Giuseppe Petronzi ha organizzato un lungo servizio di ordine pubblico tra Duomo, Cordusio, piazza Mercanti, via Torino e piazza Castello (oltre alle zone della movida) con centinaia di poliziotti, carabinieri e soccorritori pronti a qualsiasi eventualità. La speranza di tutti è di non averne bisogno. Con le piazze off limits i milanesi festeggeranno soprattutto in case e locali. I cenoni – stando ai dati dei ristoratori – sono quasi ovunque da tutto esaurito. Ma i botti? Come dicevamo il Comune non ha emesso ordinanze specifiche per vietarli. In questi giorni si sono moltiplicati gli inviti a non «sparare» o al limite a farlo usando solo fuochi d’artificio legali. Per capire quanto sia diffuso anche a Milano il fenomeno dei botti vietati basta guardare all’operazione delle ultime ore dei Baschi verdi della guardia di Finanza: 7 persone arrestate, 36 denunciate e 4 tonnellate di fuochi irregolari e artigianali sequestrate. Ma se i botti (anche legali) sono pericolosi per chi li maneggia e per gli animali, perché il sindaco Beppe Sala non può vietarli? In alcuni Comuni dell’hinterland qualche primo cittadino ha deciso di emettere ordinanze specifiche per i giorni di Capodanno. Si tratta però di provvedimenti che potrebbero diventare carta straccia in caso di impugnazione davanti ai giudici del Tar. Così è già successo alla giunta milanese, infatti, che s’è vista stoppare due ordinanze emesse negli anni passati. I giudici hanno accolto i ricorsi di alcuni commercianti contro il divieto di far esplodere botti. Si tratta dei provvedimenti del Tar della Lombardia numero 2033/2022 e 2034/2022 che hanno stabilito l’annullamento del «divieto di accensione di fuochi d’artificio, compresi i petardi, mortaretti e artifici esplodenti in genere, di cui all’art. 10 del regolamento per la qualità dell’aria avente ad oggetto “combustioni all’aperto”». Così anche quest’anno – come quello scorso – la giunta ha deciso di non procedere con altre ordinanze che sarebbero analogamente state annullate dai giudici. Il consiglio: prudenza e attenzione alle dita. corriere.it